Ettore, chi

  Istituto di Istruzione Superiore "Galileo Ferraris" - Ragusa   

Sede Istruzione Tecnica - Settore Tecnologico "Ettore Majorana"

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Ettore, chi

 

Ettore Majorana nasce a Catania il 5 Agosto del 1906 e scompare misteriosamente il 26 Marzo del 1938.

Era un fisico teorico.
Il padre era fratello minore di Quirino Majorana altro fisico italiano, docente di Fisica Sperimentale presso le Università di Bologna e Torino.
Nel 1923 si iscrive al biennio di ingegneria dell'Università di Roma.
Emilio Segré lo convince, deluso com'è perché nel corso di studi non si dà sufficiente rilievo agli aspetti di sintesi generale, a passare agli studi di fisica.
Durante questo corso di studi Ettore impressiona i colleghi di corso, in generale per le grandi attitudini, e, in modo particolare, per la stupefacente capacità di eseguire a mente complessi calcoli analitici.
Si laurea nel 1929, avendo come relatore Enrico Fermi, con una tesi sulla meccanica dei nuclei radioattivi.
Dopo la laurea continua a frequentare l'Istituto di Fisica, studiando soprattutto i lavori di P.A.M. Dirac, W. Heisenberg e W. Pauli.
Le sue prime pubblicazioni riguardano problemi di spettroscopia atomica e questioni relative al legame chimico.
La conoscenza acquisita sul meccanismo di scambio degli elettroni alla base della teoria quantistica del legame omeopolare costituirà più tardi la base per la sua ipotesi che le forze nucleari siano forze di scambio in un fascio di atomi polarizzati. Suo grande merito è quello di porre le premesse per la realizzazione sperimentale dello spin-flip dei neutroni con un campo a radiofrequenza.
Dopo la scoperta del neutrone da parte di J. Chadwick, vari autori (per esempio D.D. Ivanenko) ipotizzano che il nucleo fosse costituito soltanto da protoni e neutroni.
Quindi eccolo formulare l'abbozzo di una teoria basata su questa ipotesi e su quella che protoni e neutroni interagissero con forze di scambio delle sole coordinate spaziali (e non degli spin).
Fermi lo sollecita, allora, a pubblicare i suoi risultati ma egli rifiuta, in quanto li considera incompleti.
Diffida anzi Fermi dal farne cenno ad una conferenza che si tiene a Parigi nel luglio del 1932.
In quel mese appare il lavoro di Heisenberg sulle "forze di scambio alla Heisenberg", che coinvolgono lo scambio sia delle coordinate spaziali sia di quelle di spin.
Ogni successivo sforzo da parte di Fermi e di altri colleghi volto a convincerlo a pubblicare qualcosa sull'argomento fu respinto.
Intanto aveva cominciato ad affrontare un altro problema di carattere generale.
Era opinione comune che si potessero scrivere equazioni quanto-relativistiche solo per particelle di tipo spin 0 e ½.
Convinto del contrario, giunge ad individuare un metodo generale per determinare la forma dell'equazione relativistica corrispondente a un valore qualsiasi dello spin e, successivamente, a scoprire che si può scrivere un'unica equazione rappresentante la successione infinita dei casi.
Nel corso della realizzazione di questo programma, elabora un procedimento per l'individuazione di un gruppo che sarebbe stato poi riscoperto indipendentemente da E. Wigner.
In particolare, costruisce le rappresentazioni unitarie del gruppo di Lorentz (H.A. Lorentz, H. Poincaré) a infinite dimensioni, che pure sarebbero state riscoperte da Wigner.
L'articolo da lui pubblicato, in italiano, nel 1932, resterà nell'ombra per 34 anni, fino a quando, tradotto da E. Amaldi, diverrà noto internazionalmente, contribuendo a far crescere la sua reputazione.
In quello stesso 1932, Fermi lo convince a recarsi all'estero e gli fa assegnare una sovvenzione da parte del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) che utilizzo' per un soggiorno complessivo di sette mesi a Lipsia e a Copenaghen.
A Lipsia conosce Heisenberg che lo convince a pubblicare il suo lavoro sulla teoria del nucleo.
Durante quel periodo è colpito dalle qualità organizzative tedesche, esprimendo in lettere a colleghi italiani ammirazione anche per la politica del governo tedesco del tempo.
Dopo il suo rientro a Roma cade in preda di quella che sembrerebbe una involuzione depressiva, e trascorre alcuni anni senza più pubblicare nulla.
Decide, poi, improvvisamente di partecipare al concorso a cattedra di fisica teorica bandito nel 1937.
I lavori della commissione vengono interrotti per permettere la sua nomina, per chiara fama, a professore ordinario di fisica teorica all'Università di Napoli. Prende servizio a Napoli nel novembre del 1937, adempiendo con impegno ai suoi obblighi didattici.
Quell'anno esce il suo ultimo lavoro dove afferma che la teoria di Dirac aveva portato alla previsione dell'esistenza dell'antiparticella dell'elettrone, il positrone, scoperto da C.D. Anderson nel 1932.
Ora, l'equazione di Dirac è perfettamente simmetrica per il cambiamento del segno della carica elettrica; ma questa simmetria è oscurata dalla successiva teoria di Dirac, nella quale si assume che il vuoto fosse riempito da stati di energia negativa e che i positroni risultassero dalla formazione di una lacuna in questo insieme.
Partendo da queste considerazioni e facendo un uso formale di quella che sarà poi detta la rappresentazione di Majorana delle matrici di Dirac, elabora una teoria nella quale i fermioni neutri dovevano corrispondere alla propria antiparticella, e suggerisce che i neutrini possano essere particelle di questo tipo (neutrini di Majorana).
Anche questo articolo sarà conosciuto e apprezzato molti anni dopo, dando il via a varie linee di ricerca.
Il 26 marzo 1938 Antonio Carrelli, fisico sperimentale e direttore dell'Istituto di fisica dell'Università di Napoli, riceve da Palermo un telegramma in cui gli dice di non allarmarsi per quanto gli aveva scritto in una lettera precedente.
Nella lettera, che Carrelli riceve qualche giorno dopo, e che si è andata perduta, gli comunica la sua decisione di uccidersi.
Si è appurato che si imbarcò la sera del 26 a Palermo per Napoli.
Da allora si sono perse le sue tracce.
Varie ipotesi sono state analizzate e approfondite nel libro di Erasmo Recami Il caso Majorana (Mondadori 1987, in appendice un "Ricordo di Ettore Majorana" di Edoardo Amaldi), una biografia personale e scientifica dello scienziato.
Tra le sue opere citiamo le Lezioni all'Università di Napoli, Bibliopolis, 1987; il volume contiene una copia fotostatica del manoscritto inedito di parte delle sue lezioni di fisica.
 


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Aggiornato il:02/12/2013